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(memorie di una buona a nulla)




martedì 6 gennaio 2009

solitudini composte

Da qui a sera
avrò tempo per dimenticarti,
o tutto il tempo
per uccidermi in un ricordo.

Da qui a sera,
saranno ore di primavera,
di solitudini composte
come fosse vero che eri e sei
il tempo che non torna.

Un pensiero a forma di te
muove, come fosse vento,
i rami e le foglie.

Starti dentro in eterna distanza,
osservarti andare
mentre io, solo per sopravviverti,

a me,
solo a me,

nel silenzio della pietra
e nel dove dell'acqua
ritorno.

Osso di noce fra le onde

Chissà con quale sguardo
mi guarderò piangere
e con quale prontezza saprò raccogliermi.

- Osso di noce fra le onde -

Sarà preghiera assoluta
e senza presenze
anche il silenzio.

Filare d'uva bianca
si nasconde nella nebbia
ai piedi della montagna.

sabato 24 maggio 2008

anima in me

Anima che non ti ribelli
alle scie degli aereoplani,
che attraverso me,
attraversi oceani e abissi.

Non rispondi alle domande del mondo
ma interroghi me ogni giorno.

Me, che sono molto meno
del più vicino niente.

In te abito il destino,
questo sconosciuto compagno
a cui ogni giorno dò dei figli.

- Figli di nessuno, diranno. -

Saprai in me,
trattenere il vento che muove
fili d'erba e i miei capelli mai legati
e troppo liberi

di donna?



Beatrice Niccolai

lunedì 19 maggio 2008

Sulla lama del tuo rasoio

Sei in me,
al di là delle apparenze
dove il sogno
è l'eterna vittoria di chi è sconfitto.

Vivere è una vertigine
come camminare scalza
sulla lama del tuo rasoio

e sentire sotto ai piedi,
l'ebrezza che dà
il camminare a piedi nudi sull'erba.

Un volo lungo una vita
e non sentirsi mai pronti
per il decollo.



Beatrice Niccolai

sabato 26 aprile 2008

una costola di fango

Ci sono silenzi
che abitano le cose
e sbocciano nelle vite in fiore.

Attraversano le strade che conosci
e che non percorri;
risiedono nel segreto della luna
e fra i rami del gelso
diventano odore.

Ci sono silenzi
che coprono le notti
lasciando scoperti solo i fianchi.

Rimangono
i passi di Dio a fare eco al silenzio,
dove tutto ci riporta
come trascinati dallo stesso discorso,
alla genesi d'un giorno

dove una donna in ginocchio sul tempo,
piangendo sulla terra arida

ha creato
una costola di fango.




Beatrice Niccolai

lunedì 21 aprile 2008

il libero fiorire di un prato selvatico

Ti dicevo:
"ora mi tuffo in mare che voglio cogliere un fiore"


Capire il mondo dei poeti
è scendere negli abissi
e lì iniziare a correre come fosse la più estesa delle praterie.

Il poeta sempre vero
non ti svelerà mai il suo più alto segreto,
anche se tu lo condannerai
all'infamia della bugia,

E' già morto troppe volte
perché tu l'uccida.

Sembra che si perda nel mare mentre si lancia
e dove tu increspi le onde,
farà riemergere dal più nero degli abissi,
il libero fiorire di un prato selvatico



Beatrice Niccolai

mercoledì 16 aprile 2008

un peccato vestito di bianco

C'è stato un giorno,
- di quelli che non sfuggono al calendario della vita -
in cui ho afferrato un suono
- era per strada forse -
uno di quei suoni antichi come la dolcezza.

Mi sono afferrata per le labbra
una parola
- di quelle faticose da trascinare su per le salite -
e l'ho chiamata Speranza.

Ancora oggi,
quando mi porto a pascolare la vita,
è lei il mio cane.
Abbaia alla luna anche di giorno.

Dietro la collina
nasce ancora oggi
dal nero del mio manto

un peccato vestito di bianco.


Beatrice Niccolai